Sarzana, la spada nella…facciata!

Particolare della Cattedrale di Sarzana (foto di L. Manzo) Particolare della Cattedrale di Sarzana (foto di L. Manzo)

La splendida facciata del duomo di Sarzana, rivestimento marmoreo tardo quattrocentesco dell’artista Lorenzo Riccomanni da Pietrasanta, presenta una curiosa particolarità: l’elsa di una spada conficcata nella parte alta dell’edificio, sulla sinistra.
L’ipotesi che tale asta fosse da identificarsi con una clessidra, quale ad esempio riscontrabile nel lato sud del Duomo di Carrara, è stata definitivamente smentita da studi più accurati e osservazioni dirette durante i restauri.

Se veramente di una spada si tratta, come tramandato anche dalla tradizione orale, per quale motivo sarebbe stata sepolta sulla facciata?
Probabilmente questo simbolo guerriero voleva porsi a suggello simbolico di una storica pace, stipulata proprio nella Cattedrale di Santa Maria a Sarzana, nell’anno 1353.

In questi anni il nostro territorio, importante varco d’accesso tra Appennino e mare,  era soggetto alle mire delle molteplici potenze signorili che si contendevano il predominio nella penisola, quindi i Visconti di Milano, Lucca, Pisa, Firenze, Genova, sullo sfondo storico di un perpetuo conflitto tra forze imperiali, fiancheggiate dai Ghibellini, e papali, sostenute dai Guelfi.

La cattedrale di Sarzana. Nel piccolo cerchio c'è la spada conficcata nella facciata (foto di L. Manzo)

La cattedrale di Sarzana. Nel piccolo cerchio c’è la spada conficcata nella facciata (foto di L. Manzo)

Tali contese si articolavano sulla base di alleanze repentine, trattati mai rispettati, invasioni e saccheggi, alternate dalle continue calate da oltralpe di tumultuose armate straniere.
Le conseguenze erano  guerre, rovine, lutti e carestie, a cui si aggiunse la micidiale peste del 1348.
Per ovviare a nuove guerre e scongiurare il pericolo di nuove, pericolose alleanze, si arrivò alla mediazione di un trattato di pace tra i Visconti e le repubbliche fiorentine, e dopo mesi di trattative esso venne stipulato proprio nella Cattedrale di Sarzana, al fine di far cessare le guerre tra Guelfi e Ghibellini nella parte centro –settentrionale della penisola.
Da una parte c’era Milano con i rappresentanti delle città sue alleate come Brescia, Piacenza, Parma, Bergamo, Cremona, Como, Asti, Novara, Alessandria ed altre, mentre dalla parte di Firenze c’erano le città toscane ed in primo luogo Siena, Arezzo, Pistoia ma anche Perugia e Città di Castello”, cui si aggiungevano i rappresentanti ecclesiastici.

Allo stuolo di nobili, conti, marchesi e signori vari si accompagnavano consorti, vassalli e alleati, che animarono la città di Sarzana con i loro vestiti di parata e le cerimonie di corte.
I termini dell’accordo di pace prevedevano il riconoscimento delle suddivisioni territoriali esistenti all’epoca, nonché il solenne impegno, da parte dei Visconti, a non intromettersi nelle faccende di Toscana, Sarzana compresa, se non per esplicita richiesta a favore del Pontefice.

Alla sottoscrizione del lungo documento di pace, si accompagnarono, come da cerimoniale, quei rituali ritenuti all’epoca essenziali al suggello di un atto formale, quali lo spezzare le spade contro i pilastri di destra della navata centrale, (che ancora ne porta i segni), e probabilmente la “sepoltura” della spada nella facciata della Cattedrale.

A rigor di cronaca, è opportuno ricordare che la solennità della cerimonia non contribuì al mantenimento degli impegni assunti da entrambe le parti: solo un anno dopo, le guerre e le aggressioni ripresero come in passato.

Oretta Meneghini

Fonte bibliografica:
Pino Meneghini, “I segreti di Sarzana”, Edigrafica Sarzana, 2007

Particolare della Cattedrale di Sarzana (foto di L. Manzo)

Particolare della Cattedrale di Sarzana (foto di L. Manzo)