La cucina futurista

All’inizio degli anni Dieci del Novecento (con qualche decennio di ritardo), appare nella letteratura questo testo, La cucina futurista, di Marinetti e Fillìa. L’enogastronomia espressa in questo libro completò quel complesso intreccio di arti figurative, musica, stili di vita, consumi, realtà politica, saperi scientifici e umanistici che prese il nome di Futurismo, nato appunto nel 1909.

Sapori antichi ed esotici si fondono tra le pagine bianche, per la gioia dei buongustai, ma anche gli appassionati del bere miscelato troveranno ricette inedite e davvero inusuali, le polibibite (la parola “cocktail” era poco gradita al regime fascista). Proprio questo termine, “cocktail”, fu tradotto in vari nomi: coda di gallo, bevanda arlecchina, polibibita. Stessa sorte anche per il mondo della ristorazione: il Ketchup divenne Salsa rossa o, dal latino, Salsa rubra.

Il “quisibeve” fu il nome del bar e cosi via. Il testo di Marinetti è ricco di sorprese culinarie, ma è anche uno spaccato della società dell’epoca, i cosiddetti Anni Ruggenti. All’interno del libro troviamo anche i giudizi sul Futurismo espressi dai seguenti personaggi: lvan Gool, Gustave Kahn, Benjamin Crémieux, Fernand Divoire, Costin, Esra Pound, Ettore Romagnoli, Benito Mussolini, Paul Fort, Antoine, Vittorio Pica, Giuseppe Lipparini, Nicolas Beauduin, A.G. Bragaglia, Benedetto Croce, Arturo Labriola, Dominique Braga, Gustave Frejaville.

Il libro è disponibile qui.